giovedì 19 aprile 2012

Favismo, piselli e doppi sensi


Oggi si parla di fave e piselli, e per favore finitela con quelle risatine immature.
Sì, insomma... non so voi, ma io in genere i piselli li ho sempre e solo visti surgelati. Il fatto è che quelli in scatola sono a dir poco disgustosi, mentre quelli freschi fanno una rapidissima apparizione all’inizio della primavera e poi via, scomparsi fino all’anno dopo. Tra l’altro mia mamma non ne ha mai approfittato, di queste apparizioni... ha sempre considerato un’inutile scocciatura fare il conto dei giorni che mancano a primavera, ricordarsi di setacciare i supermercati e poi oltretutto sgranare baccelli (addirittura!) quando è così facile aprire l’anta dei surgelati e levarsi un pensiero. E dire che quando era piccola li razziava dall’orto di sua nonna per poi spolverarseli di zucchero e mangiarseli così, crudi e appena colti...


Oh, per carità... non ho niente contro i piselli surgelati. Anzi: dal punto di vista nutrizionale hanno tutte le carte in regola, e se vengono immediatamente surgelati sono molto meglio di quelli freschi che si fanno un sacco di strada per arrivare alle nostre tavole (a meno che non li abbiate in giardino, nel qual caso tempo zero orto-padella). Il fatto è che come gusto sono tutta un’altra cosa. Oh, sì, davvero. Perché tornando al discorso di prima, dei piselli mangiati crudi, bè, vi assicuro che con quelli surgelati non si può, proprio no. Per questo ogni volta che leggevo di qualcuno che questi legumi se li mangia crudi pensavo bleah, che schifo, crudi no! Finché qualche giorno fa, leggendo la ricetta del crostone con purea di fave e piselli di Jamie Oliver (ottimo, by the way), in cui le verdure venivano lasciate crude, mi sono detta: ma possibile che siano tutti scemi? Non sarà che magari, assaggiando quelli freschi... E così è stato che ho fatto questa esperienza per la prima volta a 26 anni e sempre per la prima volta sono rimasta stupita da quanto mi piacesse il sapore di quello che masticavo. Fresco, dissetante, zuccherino! Incredibile quante cose si perdano quando ci si affida troppo all’industria, eh? Boh, la morale di tutta la favola per me è: mangiate pure quelli surgelati, ma almeno ogni tanto concedetevi il lusso di prenderli freschi e farvene scrocchiare uno o due dei più piccoli tra i denti... ne vale la pena!


Per quanto riguarda le fave, invece, attenzione: le avete già consumate una volta nella vita? E se sì, ne siete usciti indenni? Perché, e mettete anche questa informazione nella categoria “cose che ho imparato da adulta” (almeno per me), possono causarvi SERI problemi nel caso voi siate affetti da carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, volgarmente detta favismo. Attenzione, non si tratta di un’allergia: è un’enzimopatia, una malattia genetica che determina l’assenza di un enzima (la glucosio-6-fosfato deidrogenasi, appunto) normalmente presente nella maggior parte della popolazione umana. In pratica, le fave contengono una particolare sostanza, la vicina, che provoca stress ossidativo; chi manca dell’enzima di cui sopra non ha modo di difendersi e sviluppa reazioni come ittero, urine scure e nei casi più gravi anche morte. Non una cosetta da poco insomma! Tra l’altro, i più affetti da favismo sono gli afroamericani, con un’incidenza della malattia dell’11% e questo è uno di quegli affascinanti fenomeni legati alla selezione naturale... sì, perché questa malattia paradossalmente costituisce un vantaggio in Africa, perché quel benedetto enzima servirebbe anche al parassita della malaria e così no enzima no party (per la malaria :-D). Vabbè, per farla breve: andateci piano con le fave, specie se siete africani.


Ma torniamo a noi: con questi effimeri legumi ed altre verdure oggi vi propongo delle tagliatelle primaverili, per due persone:

circa 4 nidi di tagliatelle
una manciata di piselli già sgusciati
una manciata di fave anch’esse già sgusciate
15 punte di asparagi (circa)
qualche agretto
3-4 cimette di puntarelle
mezza salsiccia
uno o due cucchiai di panna acida
maggiorana
prezzemolo
1-2 spicchi di aglio novello
sale, olio


Sciacquare rapidamente la verdura, portare abbondante acqua salata ad ebollizione e togliere la pelle alla salsiccia. In una padella, scaldare dell’olio e farci rosolare l’aglio tritato, la maggiorana e la salsiccia sbriciolata finché non iniziano a essere dorati e croccanti. Nel contempo, scottare 3-4 minuti le verdure in acqua bollente, prelevarli, passarli sotto un getto d’acqua fredda e poi eliminare la pellicina più esterna delle fave con le dita: fatelo, altrimenti saranno amare! A questo punto, gettare tutte le verdure nella padella e cuocere per qualche minuto o finché non avranno raggiunto il livello di cottura desiderato. Quindi spegnere il fuoco e mescolarci la panna acida. Cuocere le tagliatelle, scolarle, mescolarle alle verdure in padella, spolverare con prezzemolo tritato e qualche foglia di maggiorana e servire.


Oh, tra l’altro... vedete nella foto quella foglia sopra alle tagliatelle? Bè, non è prezzemolo, ma coriandolo. Non l’avevo mai assaggiato prima, ma tutte le blogger lo pubblicizzavano entusiaste e io ho iniziato a chiedermi, ma di cosa saprà? Eh, bon, adesso che l’ho assaggiato lo so, di cosa sa. Di cimice. Cimice!!!! Il coriandolo sa di cimice! Appena ne ho prelevata una foglia la casa è stata invasa dall’olezzo tipico di quando calpesto inavvertitamente l’odiato insetto, una cosa da non credere... E adesso che me ne faccio della piantina di coriandolo? Mi chiedo se questa peste infernale sia dovuta solo al fatto che sta già mettendo i fiori, non so, e se qualcuno di voi ha le idee un po’ più chiare... me lo faccia sapere, grazie!
Coriandolo a parte (la foglia non è stata mangiata, ma subito rimossa) questa pasta non è niente male, bella corposa e campagnola. La consiglio senz’altro!

1 commento:

  1. Articolo molto completo e interessante, complimenti! :)

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