Quest’anno i nostri susini hanno scioperato. È da un po’ che lo fanno. Ci deve essere del disagio strisciante, non espresso, qualcosa che facciamo o diciamo che essi ritengono offensivo. Oppure semplicemente violiamo qualche elementare diritto sindacale arboreo a noi sconosciuto, chissà. Sta di fatto che i susini non si esprimono, si limitano a tenere i rami incrociati e a produrre simbolicamente UN’UNICA prugna per albero (davvero!), così, per sfregio. È per questo che quando gli zii hanno detto ai miei che i susini di Ligosullo erano carichi come muli abbiamo trionfalmente annunciato ai nostri che potevano fare a meno di disturbarsi e in un immaginario coro di fischi e “crumiri!” abbiamo rivolto la prua verso la Carnia. Qui abbiamo potuto verificare che effettivamente gli alberi erano stracarichi, anche se di frutti non del tutto maturi. Pazienza, abbiamo deciso che ne avremmo raccolti lo stesso e che in caso saremmo ritornati anche più avanti. È stata una bella giornata: soleggiata, senza una nuvola, con un piacevole teporino che invitava a stare all’aria aperta. Siamo arrivati agli alberi e abbiamo iniziato a raccogliere con metodo, chi da terra, chi arrampicato e chi sulle spalle del povero moroso (già, chi? :-P). Abbiamo riempito due cassette e un cestino, ma guardando in alto, verso le chiome cariche, non pareva neppure che fossimo passati. Le susine, poi, erano un vero spettacolo. Belle, sane, senza neppure un’imperfezione. Giusto un po’ troppo acidule, ma chi ci fa caso? L’unica cosa che mi dispiace è che nella foga della raccolta non mi sia ricordata di fare delle foto :-(